Quando parlo con un bambino durante una visita, cerco di prestare attenzione alle parole che scelgo.
Con il tempo, però, mi sono resa conto che le parole sono solo una parte di quello che comunichiamo: anche il tono della voce, il ritmo con cui parliamo, le pause e il modo in cui ci avviciniamo a lui contribuiscono a dare significato alle nostre frasi.
Durante una prima visita, in cui il bambino incontra una persona e un ambiente che ancora non conosce, questi aspetti possono avere un ruolo particolarmente importante.
Le stesse parole possono essere accompagnate da esperienze diverse
Immaginiamo di dire a un bambino: “Adesso guardiamo i denti”.
Possiamo pronunciare questa frase velocemente, mentre ci avviciniamo già a lui, oppure possiamo dirla con calma, spiegandogli prima che cosa stiamo per fare e lasciandogli qualche secondo per capire.
Le parole sono quasi le stesse, ma il modo in cui le accompagniamo è diverso. Per questo, durante una visita, cerco di prestare attenzione non soltanto a ciò che dico, ma anche a come lo comunico attraverso la voce, i gesti e il mio modo di avvicinarmi al bambino.
Con un bambino piccolo, il tempo ha un significato
Quando un bambino entra per la prima volta in uno studio dentistico, non conosce ancora me, il mio modo di lavorare e quello che succederà durante la visita. Può avere bisogno di qualche momento per guardarsi intorno, osservare ciò che lo circonda o cercare lo sguardo del genitore prima di rispondere a una domanda. A volte può anche scegliere di non rispondere.
In questi momenti, la prima cosa da fare non è necessariamente porre un’altra domanda o cercare subito di coinvolgerlo. A volte è sufficiente aspettare; altre volte può essere utile rallentare quello che stiamo facendo e spiegargli, con parole semplici, che cosa succederà.
“Adesso guardiamo questo dente.” oppure “Ora ti faccio vedere questo strumento.” sono informazioni semplici, ma possono aiutare il bambino a orientarsi e a capire meglio ciò che sta accadendo, senza lasciarlo solo davanti a qualcosa che ancora non conosce.
Non sempre servono più parole
Quando un bambino è preoccupato, può venirci spontaneo parlare molto per spiegare, rassicurare o convincerlo a proseguire. Eppure, non sempre aggiungere altre parole è la scelta più utile: a volte è meglio rallentare, dire una cosa semplice, fermarsi un momento e osservare come reagisce.
Anche una pausa, infatti, può essere parte della comunicazione. Permette di lasciare al bambino il tempo di ascoltare, comprendere e rispondere, senza chiedergli di seguire un ritmo che potrebbe non essere ancora pronto a sostenere.
E’ importante, inoltre, che il nostro comportamento sia coerente con quello che diciamo. Se gli dico “facciamo con calma”, ma poi mi muovo rapidamente e non gli lascio il tempo di seguirmi, le mie parole e il mio comportamento stanno comunicando due cose diverse.
È un aspetto a cui cerco di prestare molta attenzione, perché il modo in cui accompagniamo un bambino durante la visita fa parte dell’esperienza che gli stiamo offrendo.
Non esiste la frase perfetta
Non credo che esista una formula capace di funzionare con tutti i bambini. Ognuno arriva con la propria storia, il proprio carattere e le esperienze che ha vissuto, e può reagire in modo diverso quando si trova in una situazione nuova.
Anche noi professionisti possiamo imparare osservando quello che succede durante l’incontro, cercando di capire quando è utile spiegare, quando è meglio aspettare e quando può essere necessario cambiare il nostro modo di comunicare.
Personalmente, cerco di ricordarmi che non devo soltanto trovare le parole giuste, ma anche lasciare al bambino il tempo di riceverle. Questo può significare parlare meno, rallentare i movimenti, rispettare una pausa o provare un approccio diverso da quello che avevo immaginato.
Non sempre ci riesco perfettamente, ma è una parte del mio lavoro che continuo ad osservare e approfondire. Perché una prima visita serena non dipende da una singola frase pronunciata nel modo giusto: si costruisce anche attraverso il modo in cui siamo presenti, ascoltiamo e accompagniamo quel bambino mentre cerchiamo di prenderci cura della sua salute orale.
Una guida sulla prima visita
Sto preparando una guida dedicata alla prima visita odontoiatrica del bambino, che nasce anche dalle domande che mi arrivano dalle famiglie e dalle situazioni che incontro ogni giorno nel mio lavoro.
Mi piacerebbe che fosse uno spazio utile per riflettere non soltanto su che cosa dire ai bambini, ma anche su come accompagnarli quando si trovano ad affrontare qualcosa di nuovo.
Qual è la frase che ti viene spontaneo dire a tuo figlio quando ha paura o non vuole fare qualcosa?
Se ti va, scrivimela: potrebbe diventare uno dei prossimi temi della guida.
Dalla serie sulla prima visita
Già pubblicati
- Prima visita dal dentista: perché preferisco non dire a un bambino “non ti farà male”
- Prima visita odontoiatrica del bambino: come viverla
- Quando il bambino dal dentista non risponde
- Il bambino non pensa come un adulto: aspettative diverse durante la visita
- Quando il bambino dice una cosa che non è vera: è davvero una bugia?
In arrivo
- Parlare con il bambino, non soltanto del bambino
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