Per un adulto è uno studio dentistico. Per un bambino può essere molto altro.
Quando un bambino entra per la prima volta in uno studio odontoiatrico, non arriva senza aspettative.
Porta con sé quello che gli è stato raccontato, le esperienze che ha già vissuto e l’idea che si è fatto di ciò che potrebbe succedere.
Per questo, prima ancora di iniziare una visita, può essere utile fermarsi e chiedersi:
Che cosa significa questo luogo per lui?
Prima ancora di parlare, il bambino osserva
Quando entra in un ambiente nuovo, il bambino può chiedersi:
Dove sono?
Chi è questa persona?
Che cosa succederà?
Che cosa mi faranno fare?
Non è detto che faccia queste domande a voce. Potrebbe semplicemente guardarsi intorno, cercare il genitore con lo sguardo, rimanere in silenzio oppure avere bisogno di un pò di tempo prima di avvicinarsi.
Sono tutti modi attraverso cui può cercare di capire la situazione.
Per questo, durante una prima visita, non penso soltanto a quello che devo osservare nella sua bocca. Prima di tutto, cerco di capire come sta vivendo quel momento.
Non possiamo sapere in anticipo che significato abbia quello studio per lui
Per me è il luogo in cui lavoro.
Per un genitore può essere il luogo in cui portare il proprio bambino per rendersene cura.
Per un bambino può essere un posto completamente nuovo. Oppure ricordargli un’esperienza già vissuta, positiva o meno.
Non posso sapere in anticipo quale significato abbia quello studio per ogni bambino.
Posso però evitare di darlo per scontato.
Durante una prima visita cerco quindi di lasciargli il tempo di guardarsi intorno. Gli spiego quello che stiamo facendo. Gli racconto cosa succederà prima di farlo. E lascio spazio alle sue domande.
Non perché esista un modo perfetto per preparare ogni bambino, ma perché voglio dargli la possibilità di capire, poco alla volta, dove si trova e che cosa può aspettarsi.
Preparare non significa seguire un copione
Non credo esista un modo perfetto per preparare ogni bambino alla prima visita.
Alcuni fanno molte domande prima ancora di arrivare. Altri preferiscono non parlarne troppo e vedere direttamente che cosa succede. Altri ancora hanno bisogno di più tempo prima di sentirsi pronti a partecipare.
Non dobbiamo ottenere lo stesso comportamento da tutti.
L’obiettivo è piuttosto creare le condizioni perché ogni bambino possa trovare il proprio modo di entrare nella relazione.
Per questo non penso che a casa sia necessario fare una sorta di “prova generale” della visita. Può essere sufficiente raccontare dove state andando e perché.
E se vostro figlio fa domande, rispondere con sincerità e con parole adatte alla sua età.
Se invece non ne fa, non è necessario aggiungere spiegazioni che non ha chiesto.
Possiamo lasciargli anche la possibilità di scoprire il resto durante l’incontro.
La prima visita è anche un incontro
Una prima visita non riguarda soltanto ciò che osserviamo nella bocca del bambino.
È anche il primo incontro tra il bambino, il genitore e il professionista.
Il bambino sta conoscendo me. Io sto conoscendo lui. E il genitore mi sta affidando una parte importante della sua cura.
Per questo cerco di non chiedere semplicemente al bambino di adattarsi allo studio. Cerco di accompagnarlo nella scoperta di questo nuovo ambiente, rispettando i suoi tempi e lasciandogli uno spazio all’interno della visita.
Non sempre sarà semplice. E non sempre saprò immediatamente quale sia il modo migliore per iniziare. Ma credo che anche questo faccia parte del lavoro: osservare, ascoltare e adattare il percorso al bambino che ho davanti.
Non serve arrivare preparati a una visita perfetta
Forse questo è il messaggio che vorrei lasciare più di ogni altro ai genitori.
La prima visita non è un esame che vostro figlio deve superare. Non deve necessariamente parlare molto, sedersi subito sulla poltrona o permettere di fare tutto ciò che avevamo immaginato.
La visita serve anche a capire da dove possiamo iniziare.
A volte sarà possibile fare una valutazione completa. A volte sarà necessario fermarsi prima. A volte servirà un altro incontro. Non significa che la visita sia andata male. Significa che stiamo cercando il modo più adatto per costruire quel percorso. E questo, soprattutto con un bambino, può essere parte della cura.
Una prima visita può lasciare qualcosa anche quando non abbiamo fatto tutto
Quando penso a una prima visita riuscita, quindi, non penso necessariamente a una visita in cui siamo riusciti a fare tutto. Penso a un bambino che ha avuto la possibilità di conoscere un ambiente nuovo. A un genitore che ha potuto fare domande e raccontare le proprie preoccupazioni. E a un professionista che ha iniziato a conoscere quel bambino, la sua famiglia e il modo migliore per accompagnarli.
Perché la prima visita non serve soltanto a guardare una bocca.
Serve a iniziare a conoscere la persona che quella bocca la porta con sé mentre cresce.
Ed è da questo primo incontro che può cominciare una relazione di fiducia.
Il percorso sulla prima visita
Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti dedicati alla prima visita odontoiatrica del bambino.
Sono temi che sto raccogliendo e approfondendo mentre preparo una guida pensata per aiutare i genitori ad arrivare a questo momento con maggiore consapevolezza e serenità.
Perché preparare un bambino alla prima visita, per me, non significa insegnargli come comportarsi. Significa soprattutto aiutarlo a sentirsi accolto in un luogo che ancora non conosce.
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