Mio figlio dal dentista non risponde: perché può succedere?

“A casa parla tantissimo. Dal dentista invece non risponde.”

È una frase che mi capita di sentire spesso durante una prima visita.
Un bambino che a casa racconta, fa domande e conversa normalmente può diventare molto più silenzioso quando entra per la prima volta in uno studio dentistico.
Ma cosa sta succedendo?
E soprattutto: come possiamo aiutarlo senza parlare al posto suo?

Quando il bambino non risponde al dentista

Immaginiamo una situazione molto semplice.
Faccio una domanda al bambino.
Lui mi guarda. Poi guarda la mamma.
E la mamma, naturalmente, risponde al posto suo.

È comprensibile: sta cercando di aiutarlo, di rendere più semplice quel momento.
E lo capisco bene anche da mamma.
A volte, però, può essere utile fermarsi un attimo.
Aspettare qualche secondo di più.
Non perché mi aspetti una risposta immediata, ma perché voglio lasciargli la possibilità di rispondere.

Per un bambino non è sempre facile parlare con un adulto che conosce poco

Durante una prima visita, il bambino non sta semplicemente rispondendo a una domanda.
Sta conoscendo una persona nuova, in un ambiente che non conosce, mentre cerca di capire cosa sta per succedere.
Una domanda che a noi adulti sembra semplicissima può quindi richiedere più tempo.
Il bambino deve capire cosa gli stiamo chiedendo, pensare alla risposta, trovare il modo di esprimerla e, nello stesso momento, sentirsi abbastanza tranquillo da farlo.

Per questo non tutti i bambini hanno gli stessi tempi.

Alcuni iniziano a parlare subito.
Altri osservano prima.
Altri ancora hanno bisogno di qualche minuto per sentirsi più a loro agio.

Il silenzio, da solo, non ci dice necessariamente che un bambino non vuole collaborare.
Può semplicemente dirci che, in quel momento, ha bisogno di più tempo.

Aspettare è già un modo di comunicare.

Quando una risposta non arriva subito, la tentazione dell’adulto è spesso quella di intervenire.
Ripetiamo la domanda.
La riformuliamo.
Rispondiamo noi.
Oppure passiamo alla domanda successiva.

A volte, invece, può essere utile semplicemente aspettare.
Lasciare qualche secondo in più.
Guardare il bambino.
Fargli capire che non abbiamo fretta.
E se ci accorgiamo che la domanda è troppo difficile, possiamo aiutarlo senza sostituirci a lui.

Come posso aiutare un bambino a rispondere?

Non sempre è necessario fare un’altra domanda.
A volte posso rendere quella che ho fatto più concreta.
Se chiedo:

“Dove ti fa male?”

posso indicare la guancia e chiedere:

“Ti fa male qui?”

Oppure posso offrire una scelta:

“Qui o qui?”

Una domanda più concreta può essere più semplice da comprendere rispetto a una domanda molto aperta.
Anche un gesto può aiutare. E poi aspetto ancora.
Non è necessario che la risposta sia lunga.
Può essere una parola, un’indicazione, un cenno.

Anche una risposta piccolissima può essere importante, perché quella risposta è sua.

Parlare con il bambino, non soltanto del bambino

Questo è uno degli aspetti della comunicazione che considero più importanti durante una visita.
Il genitore conosce il proprio bambino e può darci moltissime informazioni preziose.
Ma ci sono cose che solo il bambino può raccontarci.
Può dirci dove sente un fastidio.
Può raccontarci cosa ricorda di una precedente esperienza.
Può mostrarci cosa lo preoccupa.
Può dirci, con le parole o anche con un gesto, come sta vivendo quel momento.
Per questo cerco di mantenere uno spazio di comunicazione direttamente con lui.
Questo non significa escludere il genitore. Al contrario.

Significa costruire una comunicazione nella quale bambino e genitore possano entrambi avere il proprio spazio.

Il genitore può aggiungere informazioni, aiutare a ricostruire la storia e sostenere il bambino.
Ma quando è possibile, cerco anche di lasciare al bambino la possibilità di rispondere per sé.

Se il bambino parla poco, non significa che la visita non stia funzionando

Un bambino può avere bisogno di tempo prima di iniziare a parlare.
Può osservare.
Può rivolgersi alla mamma.
Può rispondere con una sola parola.
Può preferire un gesto alle parole.
Tutto questo può far parte del suo modo di entrare nella relazione.

Per questo non credo che l’obiettivo debba essere ottenere una risposta a tutti i costi.
L’obiettivo è creare le condizioni perché il bambino possa partecipare alla conversazione nel modo più adatto a lui.
Perché sentirsi coinvolto è diverso dal sentirsi semplicemente presente.

La prima visita è anche un incontro

Quando penso alla prima visita odontoiatrica, non penso soltanto a ciò che devo osservare nella bocca del bambino.
Penso anche all’incontro che stiamo costruendo.
Un bambino che entra per la prima volta nello studio sta conoscendo un ambiente, un professionista e un’esperienza nuova.
Non deve necessariamente essere subito sicuro, loquace o collaborativo.
Può aver bisogno di osservare, di capire, di prendere confidenza e di trovare il proprio modo di partecipare.
E anche questo, per me, fa parte della visita.

La domanda che provo a farmi.

Quando un bambino non risponde, potrei chiedermi:
“Come faccio a farlo collaborare?”

Ma preferisco partire da un’altra domanda:
“Che cosa posso fare perché questo bambino possa sentirsi ascoltato, capire cosa sta succedendo e partecipare alla sua visita?”

A volte la risposta sarà spiegare meglio.
A volte sarà fare una domanda più semplice.
A volte sarà coinvolgere il genitore.
E a volte sarà semplicemente aspettare.
Perché non tutti i bambini hanno bisogno di essere spinti a parlare.
Alcuni hanno bisogno di capire che possono farlo, quando saranno pronti.
Ed è anche attraverso questi piccoli momenti che una prima visita può diventare l’inizio di una relazione di fiducia con il dentista.

Continua a leggere

La prima visita odontoiatrica non è solo una visita.

Se vuoi approfondire questo tema, puoi proseguire con gli altri articoli della serie:

→ Perché non dico mai “Non ti farà male”

→ Mio figlio dal dentista non risponde: perché può succedere?
(Articolo che stai leggendo)

→ Il bambino non pensa come un adulto: aspettative diverse durante la visita

→ Il tono della voce conta più delle parole

→ Parlare con il bambino, non soltanto del bambino
Prossimamente

→ Quando il bambino dice una cosa che non è vera: è davvero una bugia?

→ Prima visita odontoiatrica del bambino: come iniziare la relazione con il bambino

→ Prima visita odontoiatrica del bambino: come viverla

Questi articoli fanno parte di un percorso che accompagnerà anche la preparazione della guida dedicata alla prima visita per i genitori.

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